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Calciomercato, dietro le quinte

5 febbraio 2010

MILANO – Bakari Sacko indossa un cappellino con la visiera, una felpa colorata. Ha 19 anni, è franco-maliano, e ha lo sguardo stanco e annoiato, di chi deve stare in un posto anche se sa che non succederà niente. Sono le 18.45, e tra i muri dell’Ata Quark Hotel risuona la voce da un altoparlante: «Un quarto d’ora alla chiusura del calciomercato». René Bikai, il procuratore di Bakari, ogni tanto gli dice qualcosa, in francese. La valigetta in mano, lo sguardo che va a curiosare in giro, cercando qualcuno con cui parlare. «Siamo qui per cercare un contratto. Ma per oggi la vedo dura».

Via Lampedusa, Milano. Il cuore pulsante delle trattative di mercato è una grande sala, con un tappeto di erba sintetica, stile campo da calcetto. Sospesi sopra le teste degli operatori, gli omini rossi e blu del calcio balilla, formato gigante. Tutto intorno, i box blu. Ogni squadra di serie A e B ha il suo: per trattare ci si può chiudere dentro. Ma le big, i pesci grossi e gli affari più importanti hanno una sede al riparo da occhi indiscreti: l’Hotel Hilton, in zona Stazione Centrale.

Una hall piena di facce note: Damiano Tommasi, Luis Suarez, Evaristo Beccalossi. L’ingresso dell’Ata Quark Hotel ti fa subito capire che sei arrivato nella stanza dei bottoni del calciomercato. Ad ogni angolo c’è qualche direttore sportivo, qualche procuratore. Strumento di ordinanza, neanche a dirlo, il cellulare. I cellulari, per esattezza. Telefoni bollenti. L’ abbigliamento, poi. Sembra una gara a chi è più fashion: pantaloni scozzesi, mocassini giusti, cardigan e cravatte. Oscar Damiani è il re del glamour.

Sacko è seduto ad un tavolino, sguardo perso nel vuoto. René parla svelto in francese, poi si risiede di fianco a lui. Non c’è soddisfazione, nessuno si interessa al giovane. Troppo caos, poco tempo. Ci sono da chiudere gli ultimi colpi. Spinelli, presidente del Livorno, si arrende. Niente botto dell’ultima ora. La Menarini, scortata da Baraldi, prova a strappare uno scambio, che sfuma. Cairo vende un paio di giocatori, e ne prende altri due. Il suo Torino è a quota 10 acquisti. Le hostess intanto si chiedono: «Siamo qui da tre giorni, ma non abbiamo ben capito cosa stia succedendo».

Succede che appena lo speaker annuncia: «Cinque minuti alla fine del calciomercato», i dirigenti inizino a correre, dai box spuntano fogli su fogli e qualcuno urla: «Firma tu per me». Perché il termine ultimo è quello delle 19. Dopo, il box della Lega non accetterà più i contratti. In teoria. La storia infatti racconta di fax arrivati con mezz’ora di ritardo. Ma soprattutto di contratti arrivati dal cielo. Perché se nel 2008 Milito giocò nel Genoa, fu tutto merito di un espediente dell’ultimo minuto. La porta del box della Lega era già chiusa. Attimi di tensione: il fax che non arriva, mai. Poi, eccolo. E via di corsa, verso quella porta chiusa. Dentro, un dirigente del Genoa, a mani vuote. Fuori, Federico Pastorello che si affanna. Fino al colpo di genio: il lancio del contratto. D’altronde, i box non hanno il tetto. E ecco, il contratto di Milito vola dalle mani di Pastorello e finisce di là, sulla scrivania della Lega.

«Un minuto alla fine del calciomercato». Panico. Giorgio de Giorgis, procuratore di Roberto Mancini, fa uno scatto, supera i cameraman e porta gli ultimi fogli. Passano due minuti e lo speaker annuncia: «Trenta secondi». Qualcuno ride: «Le solite cose all’italiana». L’ultimo contratto depositato è quello di Pratali: Cairo l’ha dato al Siena di Mezzaroma. «Il calciomercato è chiuso». Il giallo non può mancare: il Catania annuncia l’attaccante argentino Pavone. Ma i dirigenti del Betis, forse pensando che il mercato chiudesse a mezzanotte, non mandano il contratto controfirmato. Il fax non arriva, Pavone resta in Spagna. Rai, Mediaset, Sky, tv straniere, siti internet aggiornati ogni minuto: tutti danno gli ultimi affari. E mentre Genoa e Atalanta ancora litigano per il mancato passaggio di Schelotto dal Cesena in Liguria, Bakari e René si allontanano. In fondo, Sacko è svincolato, ha ancora tempo per trovare un ingaggio. Il calciomercato non finisce mai.

Luciano Cremona

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