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MOU, SAN SIRO AI TUOI PIEDI

25 gennaio 2010

«Spettacolo? La squadra più spettacolare è quella che fa più, gol, più vittorie, più punti». Aveva ragione lui, ancora una volta. A qualcuno era sembrato il solito Mourinho arrogante e irriverente. Poi sono bastati venti minuti di derby per capire la forza dello Special One e della sua squadra. Venti minuti con un palo, un gol e tre parate di Dida. E altri settantacinque in inferiorità numerica, ma in superiorità agonistica e di carattere. Perché il Milan fantasia, il Milan dell’amore, il Milandinho s è schiantato sotto un muro solido, invalicabile. Fatto di attenzione ritrovata (Lucio e Santon), di corse infinite (Zanetti immenso), di parate decisive. Di nervi, anche. Di esaltazione, quella che proprio Mourinho ha scatenato, facendo diventare San Siro un inferno proprio per quel diavolo che è sembrato timido, spaventato.

Forse l’Inter vince perché ha giocatori come Muntari, che giocano con uno stiramento, ma fanno 70 minuti alla morte. Mentre il Milan rinuncia a Nesta e presenta Favalli, che tutto quello che aveva da spendere lo ha speso da almeno dieci anni. Forse perché Pandev ha una voglia di calcio, di correre, di vincere, che Beckham non potrà mai avere, essendo milanista a tempo determinato, in stage, praticamente. E magari anche perché la faccia pulita e i bei modi di Leonardo sono tanto cool e così tutti dicono: «Ma che bello questo Milan: e poi ridono tutti. È il Milan dell’amore». Invece Mou è arrabbiato anche quando vince, manda gente all’attacco anche quando è uno in meno, anche quando, come con il Siena, il buonsenso sembra suggerire altro. Però la risposta sembra davvero quella giusta: difficile vedere un gruppo così unito, così mentalizzato al sacrificio, quasi all’eroismo. Era così anche il Porto, era così il Chelsea.

È così l’Inter. Che fa dell’emozioni il suo marchio, che porta al limite i suoi tifosi. Ma che quando scende in campo con il rombo, aggiunge alla grinta una solidità tecnico tattica imbarazzante rispetto alle altre squadre. Il Milan della ripresa, ieri, è stato generoso, a tratti anche arrembante. Ma se in 180′ minuti ha subito 6 gol, senza segnarne, senza sfruttare una superiorità numerica prolungata, senza segnare il rigore della speranza, senza mettere in campo un Inzaghi che con tutto il recupero concesso avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Allora non resta altro da fare che disporsi su due file, lasciare un corridoio, in mezzo. E applaudire il passaggio dei Campioni d’Italia. Campioni di cuore e di emozioni.

One comment

  1. che sbrodolame. però bravi.



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