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BALOTELLI, FISCHI E MULTE

7 gennaio 2010

Il cartello che tiene in mano questa bambina sembra spiritoso ma non lo è per niente. Verona, stadio Bentegodi, prima di Chievo-Inter. “Inter: Zeru Italiani”. Perché poi capita che il gol dell’1-0 per l’Inter lo segni proprio Balotelli, che è nato in Italia e parla bresciano. Vent’anni non ancora compiuti, spaventa portieri dal 2007. Soprattutto quello del Chievo, Stefano Sorrentino, che gli suggerisce di non tornare più a Verona: un consiglio che viene dal cuore, visto che Supermario gli ha rifilato due gol in due anni.

Poi succede che arriva la multa, proprio a Mario: 7.000 euro «per avere, al 43° del secondo tempo, uscendo dal terreno di giuoco all’atto della sostituzione, rivolto ripetutamente un applauso provocatorio nei confronti del pubblico». «Ogni volta che vengo qui, questo pubblico mi fa sempre più schifo» aveva detto a fine partita Mario riferendosi ai fischi e al trattamento che gli riservano a Verona. A Verona ma non solo. Poi basta scorrere le pagine del giudice sportivo e si scopre un’altra sorpesa: «Ammenda di € 15.000 alla Società Internazionale per avere un esiguo numero di suoi sostenitori, al 31° del secondo tempo, rivolto ad un calciatore della squadra avversaria dei cori costituenti espressione di discriminazione razziale…».

Multa per Balotelli, multa per l’Inter. Eppure Di Carlo, allenatore del Chievo, aveva detto che di solito i fischi sono sempre e solo per Luciano, che gioca nel Chievo, e viene fischiato dai suoi tifosi. Poi Balotelli sbrocca, Mourinho minimizza, il sindaco di Verona Tosi si avventura in pronostici calcistici dicendo: «Balotelli non sarà mai un campione». Perché? Perché non sta zitto? Certo, se Mario riuscisse a zittire solo sul campo avversari e contestatori, avrebbe tutte le ragioni del mondo. In parte lo fa già, quando fa girare le gambe per far girare la testa ai difensori.

Però poi sgomita, fa falletti, prende gialli, si butta per terra. Applaude. Allora, chi è sugli spalti, chi è fuori, si sente legittimato ad insultarlo. Succede, sui campi di calcio. Non dovrebbe succedere che anche i bambini si abituino all’idea che “Non ci sono negri italiani”. Quello no. Oggi, sul suo sito, Balotelli ha rivolte le sue scuse, meglio, le sue precisazioni (www.mariobalotelli.it):

«Non mi scuso con chi mi ha insultato, ma con quella parte di pubblico che non c’entrava niente e che ho offeso esprimendomi male perché esasperato dai “buu” durante la partita e mentre uscivo dal campo. Avrei dovuto precisare che quei tifosi che mi hanno fatto i “buu” a Verona, così come in altri stadi d’Italia, mi fanno schifo. Perché invece di godersi sportivamente una partita non pensano ad altro che a insultarmi. Sono stanco di sentire slogan e “buu” razzisti anche quando in campo mi comporto bene. E non accade solo a me. A Verona mi sono vergognato dei miei tifosi quando ho sentito i “buu” contro Luciano del Chievo. Mi ha dato molto dispiacere, è una vergogna che deve finire. P.S.- Non ce l’ho con Verona, che invece mi piace molto, tant’è vero che con un mio compagno di squadra siamo andati a vedere la casa di Giulietta che non avevamo mai visto.»

Intanto, Mario deve tirar fuori 7.000 euro. Magari salterà qualche serata all’Hollywood: di certo non gli farà male. Di sicuro, quell’applauso, come quel dito davanti alla bocca gli sono venuti dal cuore. Il cuore di un italiano.

ha collaborato Irene Bonino

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