Archive for 2010

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CIAO 2010, NON TI DIMENTICHERÒ MAI

31 dicembre 2010

Ecco, è finito. Ce ne sarà un altro come questo? Difficile. Anche perché questo 2010 ce l’abbiamo talmente nel cuore, che difficilmente riproveremo emozioni del genere. Ma non solo quelle delle coppe. Cinque. Ma è stato un anno magico, incredibile, fantastico. Basti pensare allo scorso gennaio, a quel 4-3 con il Siena con in campo Stevanovic e Arnautovic, con Samuel a fare l’attaccante, con la squadra ad esultare al 93′ come per uno scudetto. Uno scudetto strappato con i denti, con partite stoiche come quella con la Samp, come il derby vinto in 9, con quella convinzione diffusa che “Ci battono solo se giochiamo in 6”. Quel mese di maggio, quelle tre coppe in 17 giorni, a Roma, a Siena e a Madrid. I gol di Milito, le lacrime di Josè, la piazza del Duomo sempre piena, San Siro che veglia fino all’alba l’arrivo della coppa. Come possiamo festeggiare la fine di un anno del genere?

Poi sono arrivate la Supercoppa Italiana, la sconfitta di Monaco e il tetto del Mondo. Ecco, chiudiamo l’anno più nerazzurro di sempre pieni di toppe sulla maglia, con tanto orgoglio, con la consapevolezza che come noi nessuno mai. Abbiamo fatto in tempo anche a liquidare un Benitez mai del tutto nostro, ad accogliere un Leonardo che, formato dalla catechesi Mourinhana, si è già calato nella tuta nerazzurra. Il sorriso del presidente, l’affetto della gente, il clima frizzante di Appiano Gentile ha forse riacceso la scintilla negli occhi dei nostri campioni. Che nel 2010 sono stati perfetti, ma non si fermeranno. Nel 2011 c’è una rimonta da cominciare e portare a termine. Ciao 2010 e grazie. Anzi, grazie, Inter.

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BENVENUTO LEO, PER LA GIOIA DI MORATTI

29 dicembre 2010

di Luciano Cremona
da Appiano Gentile (Co)

Il giorno di Leonardo è diventato quello di Massimo Moratti. Della famiglia Moratti, meglio. Perché al presidente dell’Inter, a suo figlio Angelo Mario e a suo nipote luccicavano gli occhi, come nelle giornate più belle per il popolo nerazzurro. La benedizione presidenziale in conferenza stampa ha fatto capire che Benitez non sarebbe potuto restare sulla panchina dell’Inter. Leonardo è una scelta di Moratti: adesso il progetto Inter può ripartire.

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IL MONDO E’ NOSTRO

18 dicembre 2010

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SPECIAL NOI

30 novembre 2010

Ok, basta guardare questa foto. E contestualizzare, ovviamente. Inter in 10 da un’ora, un 3-1 all’andata da difendere. Sei uomini in linea, ma in linea sulla riga dell’area. Piqué farà gol, imbeccato da Xavi, ok. Ma l’Inter ha vinto anche così. Abbiamo battuto il Barcellona perché siamo stati formidabili all’andata e super al ritorno. Una compattezza difensiva mostruosa, un controllo del non possesso fantastico. Sì, il controllo del non possesso, non ridete. Quando proprio Mourinho ne parlò, lo criticarono. Non era una stupidata, anzi. Il Barcellona ha i migliori centrocampisti del mondo, ha il miglior possesso palla, la miglior qualità di passaggio, la miglior capacità di muovere il pallone, di aprire gli spazi, di tagliare dietro la schiena dei difensori. Tutto quello che si è visto nel 5-0 contro il Real. Ma allora, Mourinho? È questa la domanda che gli interisti si fanno.

Innanzitutto il Barcellona, contro l’Inter, aveva due uomini in meno: Iniesta era out e in avanti c’era Ibra, non Villa. Lo schiacciarsi dello svedese addosso alla difesa nerazzurra era come un imbottigliare verso il centro il gioco blaugrana. Villa, nel Clasico, ha giocato sulla linea laterale, tagliando al centro con una veemenza inaudita e squisita. E il Real è stato sommerso. Eppure era un Real costruito ad immagine e somiglianza dell’Inter di Champions. Certo, Khedira non è Cambiasso, ma soprattutto né Pepe né Carvalho sono Walter Samuel. Mourinho conosce il Barcellona a memoria e infatti si è seduto in panchina quando ha capito che la sua squadra non avrebbe potuto far niente, se non affondare. Per sopravvivere al tichitaca di Xavi e compagni serve innanzitutto un blocco difensivo perfetto. Non ottimo, perfetto. Cosa che Mou ha sottolineato subito: “Abbiamo regalato due gol in modo imbarazzante”. La concentrazione al massimo: cosa che ottenne all’Inter, soprattutto in Lucio, il più bisognoso di essere al top mentalmente per 90′ minuti per trasformarsi da farfallone in macchina perfetta. Serve un portiere che non commetta errori: la parata di Julio Cesar su Messi entrerà nella storia, l’ennesimo errore di Casillas è lì a dire che lo spagnolo ha vinto tutto, ma non è certo un mostro, anzi. E poi servono soprattutto la lucidità mentale e la capacità di far fatica nel spendere ogni goccia di energia per fare la cosa giusta: pensare a come bisogna muoversi per annientare Xavi e farlo. Sapere da che parte bisogna convogliare Messi e spingercelo.

Ecco. Mourinho ci ha messo un anno e mezzo per entrare definitivamente nella testa dei suoi uomini, ad Appiano. Un lavoro lungo, meticoloso, fondamentale. Al Real potrebbe impiegarci anche di più a trasformare in soldati i suoi giocatori. Il vantaggio che lo Special One ha è quello di avere a disposizione più qualità. Di sicuro, le cinque dita messe in faccia a Mou dal Barcellona aiutano tutti noi interisti a rielaborare il lutto per la perdita di Josè. Di colpo ci sembra tutto azzurro: abbiamo vinto anche per merito nostro, non solo grazie a José. Sembra una constatazione stupida e infantile, ma i giocatori nerazzurri un pensierino ce l’hanno fatto sicuro: “Forse, quelli speciali, eravamo noi”.

 

 

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MONDIALI FIFA 2018-2022: LE CANDIDATE

30 novembre 2010

Il 2 dicembre passerà alla storia. A Zurigo, per la prima volta, la Fifa assegnerà nello stesso giorno due edizioni dei Mondiali di Calcio. Nell’anno di Sudafrica 2010 (il primo campionato del mondo nel continente africano) e aspettando l’abbuffata brasiliana (Mondiali 2014 e Olimpiadi 2016 a Rio), Sepp Blatter annuncerà dove si svolgeranno le edizioni del 2018 e del 2022 (e, di conseguenza, anche le Confederations Cup 2017 e 2011). Un’assegnazione partita in salita, con la Fifa costretta a sospendere due membri dell’esecutivo con diritto di voto: il nigeriano Adamu e il tahitiano Temarii non si sarebbero fatti problemi a vendere il proprio voto. Così saranno 22 e non 24 gli aventi diritto. Nel 2018 si giocherà in Europa, mentre nel 2022 sono in lotta tra loro tre continenti: Asia, America e Oceania. I rapporti della Fifa sono stilati e fanno intravedere chi è favorito, anche se – come successo per l’assegnazione Uefa degli Europei 2012 – non bisogna fidarsi ciecamente.

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FENOMENOLOGIA DEL TIFOSO INTERISTA

25 novembre 2010

curvanordmilano.net

San Siro, Inter-Twente, voci.

  • Foto di gruppo:  “Correte, Porco xxx”
  • “Siediti, maiale!”
  • Biabiany punta l’avversario: “Dai, cane, dai. Forza, cane”
  • “Porcu xxx, l’è minga bun”
  • “Bravo Pandev, l’unica cosa buona della serata è che stai uscendo”
  • Ancora Biabiany con la palla: “Bau, bau, bau! Vai cane, bau”
  • “Dejan sei un eroe!”
  • “Metti Natalino, metti Natalino, metti Natalino”
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VILLAS BOAS, IL CLONE DI MOU

25 novembre 2010

Se Rafa Benitez vive nell’ombra di Mourinho e, dopo soli tre mesi, è già nel vortice degli allenatori a rischio, c’è un’altra ombra di Mourinho, questa volta in carne e ossa, che si allunga sulla panchina dell’Inter. È quella di Andres Villas Boas, attuale tecnico del Porto, una vita passata come assistente di Mourinho.

Una vita… Diciamo qualche anno, perché Andres Villas Boas è giovane: è nato ad Oporto nel 1977. La sua fama di clone di Mou sta sparendo, facendo spazio a quella di erede Mou: perché da quando guida il Porto, e cioè dalla scorsa estate, non ha mai perso. Prima la vittoria in Supercoppa contro il Benfica. Poi le 11 partite di campionato: 10 vittorie, un pareggio, +10 sui rivali di Lisbona. In mezzo anche le quattro partite di Europa League: 3 vittorie e un pareggio e passaggio del turno già in tasca.

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