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TRAP, TI HANNO MESSO NEL SACCO

20 novembre 2009
Il tocco di mano di Henry, che poi servirà il pallone a Gallas per il gol dell'1-1 (TF1)

«Hai sentito cos’ha detto il Trap?». Non stiamo parlando della famosa sfuriata ai tempi del Bayern Monaco, con quello «Strunz» ripetuto a raffica. E nemmeno di una delle sue massime stile «Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco». No, questa volta il Trap ha fatto di meglio. E non siamo ironici. Dopo il più grande furto della storia delle qualificazioni mondiali, con il suo inglese spiccio, ha detto: «Se l’arbitro avesse chiesto a Henry se l’aveva presa di mano, il francese non avrebbe potuto mentire. E poi parlano di fair-play».

Proprio oggi la Fifa ha detto no alla richiesta della Federazione irlandese di ripetere la partita con la Francia. Trap già lo sapeva: «Non ce la faranno ripetere, ma in Sudafrica meritavamo di andare noi». Quanta amarezza, ma quanta dignità. Certo, non possiamo stupirci. Quanta carica ci può essere in un uomo di settant’anni che è partito da Cusano Milanino senza sapere una parola di inglese con l’obiettivo di portare ai Mondiali una nazionale normale? Tanta, troppa. Tanta carica, ma soprattutto, tanta classe.

Classe che non è acqua… santa, sempre presente con il Trap in panchina, ma che ultimamente non ha dato i frutti sperati. A Firenze la magica bottiglietta non c’era ancora, e i tifosi ancora imprecano per quello strappo al muscolo che abbatté la rincorsa di Batistuta e della sua Fiorentina lanciata in testa alla classifica. E poi l’arbitro Moreno in Corea, il biscotto di Svezia e Danimarca a Euro 2004. Certo, nella carriera di Giovanni da Cusano ci sono gli scudetti in Italia, Germania, Portogallo e Austria. E una collezione di coppe europee da far impallidire chiunque. Ma con le nazionali la storia non si è ripetuta.

Se con l’Italia l’avventura era stata ostacolata dall’arbitro ecuadoreño, dalle proteste di piazza per Roberto Baggio, dalle eliminazioni a pari punti, ora con l’Irlanda il Trap stava realizzando una mission impossible. Come? Con tanto lavoro, come sempre. Superando le barriere linguistiche. Perché il Trap, che adesso parla anche inglese, non ha bisogno di tante parole per farsi capire. Lui, la grinta, la trasmette anche con i gesti.

Trap, da signore, ha accettato l’ingiusto verdetto del campo con grande onore. L’onore che un’intera nazione ha saputo rendere ai giocatori, da capitan Keane in giù, fino a Given che voleva sbranarsi l’arbitro Hansson. Gli irlandesi sono usciti a testa alta, ma ai mondiali non ci andranno. «Sarei pronto ad andare già domani a Parigi a rigiocarla», ha detto Trapattoni. Troppo tardi, caro Giuan. La mano di Henry ha stoppato la tua rincorsa. «Il mio sogno? Andare in Brasile: mondiali 2014». Il Trap non molla, rilancia. Che lezione, che signore. Anche se, un’altra volta, nel sacco ci è finito lui.

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