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DA BOBO A DIEGO

24 settembre 2009

L’ho visto dall’altra parte della strada, l’altra sera, uscendo dalla redazione. Milano, settimana della moda, belle ragazze, macchine di lusso. Era lì, lui, camicia bianca fuori dai pantaloni, capello un po’ lungo, come ai vecchi tempi. Parlava con un uomo, tra il serio e il divertito. E si sentiva a casa sua. Era Bobo, Bobo Vieri. Non sono impazzito, lo so che tre quarti di voi penseranno: ah, Vieri, ancora con sto traditore, ex giocatore, ecc. Mi è sembrato strano, vederlo da vicino. Direte: per forza, è grasso. No, non per quello. Vieri ha rappresentato troppo per me: sono sei anni di Inter, quelli tristi rallegrati solo dai suoi gol. Tanti, 123. I suoi gol, le sue esultanze. La sua dirompenza, il suo togliersi la maglia. Quell’abbraccio al Chino Recoba, distrutto dalla fatica e dall’adrenalina, dopo il 3-2 alla Samp, in sei minuti. Vieri se n’è andato, al Milan. Senza dire ciao, senza salutare i tifosi che lo stavano scaricando, per colpa dei suoi musi lunghi e del suo essere bolso. “Tristezza vai via, non avere la mania di abitare con me”: lo scrissi sul cellulare, quel primo luglio 2005. È stato l’inizio della fine: il vero Vieri l’abbiamo visto solo noi, che gli cantavamo “Bobo-gol”.

Ora, che il solo averlo visto mi susciti tutta questa nostalgia, beh, non è assolutamente da persone normali. Lo so bene. E, peggio ancora, è il fatto che avrei voluto avvicinarlo solo per dargli la mano e dirgli: «Grazie per tutti i gol che hai segnato per l’Inter». Non so se avrebbe apprezzato. Probabilmente no. Probabilmente la sua leggerezza, il suo menefreghismo gli avrebero fatto pensare: «Ma cosa vuole questo? Inter chi?». Magari no, eh, sia chiaro. Magari gli sarebbero passati per la testa, in un secondo, quei momenti in cui era il re di San Siro, l’idolo della gente, quando saliva sui cartelloni pubblicitari, senza maglia, e si godeva l’urlo nerazzurro.

Sono tornato a casa, pensando a tutte queste cose. Il giorno dopo c’era Inter-Napoli. Milito ha fatto gol, il quinto in cinque partite. Non si toglie la maglia, non è ancora il re dello stadio. Ma la sua voglia di fare, i gol e i punti che ci regala non dico che ci fanno dimenticare Bobo. No, non l’ho dimenticato in quattro anni, non lo dimentico in una sera. Però mi viene da pensare che, per una volta, il presente non è poi peggio del passato. Anzi. Tristezza vai via, abbiamo un’altro scudetto da vincere.

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