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Ranieri e la Juve, una storia che finisce

2 giugno 2009


È strano. Ma sembra davvero che il progetto di rilancio della Juve al top del calcio italiano sia naufragato per colpa della Coppa Italia. Il ritorno con la Lazio, il 22 aprile, doveva essere l’ancora di salvezza. La ciambella alla quale affidare le speranze per correggere una stagione naufragata nel giro di un mese. Bastava un uno a zero. E i tifosi avrebbero dimenticato il pareggio con l’Inter e l’addio ai sogni di scudetto. Quella sera i gol di Zarate e Kolarov hanno scoperchiato il vaso dei problemi in casa Juve. Forse anche per colpa di Ranieri e della sua scelta di far sedere con lui in panchina Del Piero, Nedved e Camoranesi, poi gettati nella mischia quando ormai i buoi erano scappati.

Sono partite quella sera le contestazioni pesanti dei tifosi e i musi lunghi. Ma non c’è solo la coppa nazionale. C’è anche e soprattutto l’incontro di Blanc con Marcello Lippi. Con il passare dei giorni si è capito che il caso Amauri-nazionale non era stato l’unico argomento trattato. L’ingaggio di Cannavaro di pochi giorni dopo ha fatto capire qual è l’idea della nuova Juve. Nuova? Ranieri ha iniziato a pensare che sì, forse quell’incontro tra Blanc e Lippi poteva essere evitato. Che in fondo non era colpa sua se la Juve quest’anno ha registrato sessantotto infortuni, tra cui quelli di Amauri e Sissoko nel momento clou della stagione. Forse la colpa di Ranieri è quella di aver scelto Poulsen, invece che un regista. Di aver dato poco spazio a Giovinco. Di non aver chiesto un terzino di livello.

Più che in una notte di coppa, sembra allora che il progetto di Ranieri sia iniziato ad affondare la scorsa estate. La dirigenza lo rassicura per le prossime partite: non verrà esonerato. Poi le strade si divideranno. Arriverà Spalletti, o forse Conte. Di sicuro, restare alla Juve per Ranieri non avrebbe più senso. Provare a ricomporre uno spogliatoio che sembra averlo del tutto esautorato durante l’intervallo della partita con il Lecce è impresa impossibile. Dialogare con una dirigenza su cui si allunga l’ombra di Lippi è troppo anche per un gentiluomo come lui.

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