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IL COLPO DI MANO DELL’INTER

17 febbraio 2009

Tredici mesi fa, San Siro, Inter-Parma: Ibrahimovic calcia, Bucci è battuto. Fernando Couto si butta sulla riga di porta, tocca di testa, poi la palla gli picchia sulla mano. Rosso e rigore. E polemiche, infinite. Settimana scorsa, due casi analoghi, due decisioni diverse. In Milan-Reggina annullato un gol a Seedorf che controlla involontariamente di braccio. In Sampdoria-Siena, Vergassola fa la stessa cosa: gol convalidato.

Ieri, derby di Milano. Adriano colpisce così male di testa che la palla gli picchia sul braccio prima di infilarsi in porta. Volontario o involontario? La bontà di un gol di mano nel gioco del calcio è quantomeno dubbia. Il regolamento dice che è fallo quando si «…giuoca volontariamente il pallone con le mani». Deve decidere l’arbitro. Se avesse annullato, forse, non ci sarebbero state le polemiche.

Le mani dell’Inter però non sono solo quelle di Adriano, l’Imperatore che torna ad essere decisivo. Sono le mani e i piedi di Julio Cesar che si oppongono alla voglia del Milan di non rassegnarsi. Sono le mani di Mourinho che plasma la squadra con il modulo di Roberto Mancini. Sono le mani grosse e rassicuranti di Maicon, che vede sull’altra fascia crescere un campioncino di 18 anni che di cognome fa Santon. Sono le mani, i muscoli e la testa di una squadra che non molla, che fisicamente è uno schiacciasassi e più che provare a battere i propri avversari, cerca di abbatterli.

Il Milan ha dimostrato una classe immensa, pur non avendo Kakà, nei suoi fenomeni brasiliani. Pato non è il futuro, ma è il presente che va veloce. C’è però un’idea vecchia, dietro a questo Milan. Pur essendo tornato ad avere mani forti a proteggere la porta, il famoso centrocampo di soli fantasisti è un’utopia raggiunta in passato e non più riproponibile. Soprattutto se la difesa si dimostra inadeguata per certi livelli. E se a Maldini si può rimproverare solo l’usura dell’età e di 25 anni di calcio da fenomeno e da signore, un centrale di livello era la priorità assoluta per chi non ha più Nesta e ha un Kaladze in queste condizioni. Se ci si accontenta di Beckham, ci si deve anche rassegnare all’idea che il campionato venga arpionato da chi ha le mani più forti.

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