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SHEVA AL MILAN? SI, NO, FORSE

23 agosto 2008

Ecco il pensiero di Sconcerti sulla questione Sheva

[da www.corriere.it]

È difficile in questo periodo seguire le idee del Milan. Si passa dal bisogno di un difensore all’acquisto di un vecchio centravanti con la tentazione in più di farlo giocare all’ala. Si discute più di schemi che di uomini. Non si sente la mano del tecnico in questa coda di mercato. Si va dove portano il cuore e le amicizie di Berlusconi. In proposito è strano che nella cena con Abramovich si sia potuto sbagliare così tanto. Si era dato per fatto un prestito che invece costava 20 milioni. Che accordo era? In generale il problema del Milan è avere tutti grandi attaccanti che non tornano. È questo che rende inutili gli schemi.

Sarebbe molto pericoloso, quasi sgrammaticato, un 4-2-3-1 con Pato-Kaká-Ronaldinho più Inzaghi o Borriello centravanti e Gattuso-Pirlo in mediana. Sarebbe difficilissimo portare via un pallone agli avversari. Si tornerebbe all’invenzione antica di Ancelotti con giocatori più vecchi di sei anni e già abbastanza usurati proprio da quella invenzione. Quattro punte del genere Milan sono sopportabili solo se hanno due mediani alle spalle. Gattuso-Pirlo non bastano. Pirlo per caratteristiche evidenti, Gattuso perché a sua volta ha bisogno di aiuto. Non copre più da solo gli spazi di un tempo. Si arriverebbe così al paradosso di discutere Pirlo. Ancelotti ha mostrato spesso la voglia di un centrocampo a tre, due mediani più Pirlo. Credo sia la soluzione più logica, soprattutto contro almeno sette-otto squadre, ma questo toglie una punta e cancella uno schema. Niente più attaccanti larghi, ma un ritorno all’albero di Natale e al pendolarismo di Kaká il cui talento si vuole invece guadagnare al centro.

Cosa c’entri Shevchenko in ognuna di queste possibilità è difficile da capire. Sarebbe più comprensibile la ricerca di un esterno di forza e fantasia, altrettanto difficile da trovare ma almeno in sintonia con l’utile. In sostanza mancano nel Milan giocatori flessibili. Hanno tutti ruoli esatti, o bianchi o neri. Sono tutti di grande qualità ma nessuno è autosufficiente. Hanno bisogno del loro opposto. L’unica eccezione è Seedorf. Sarà la sua posizione a decidere spesso la faccia del Milan. Con Seedorf alto a fare l’elastico con i mediani si può giocare con i tre brasiliani davanti più Pirlo a centrocampo. Sarebbe sempre un Milan sbilanciato, ma accettabile e con vaste possibilità individuali. Seedorf è tra l’altro il vero leader del Milan, l’uomo che mette la faccia e ha imparato a rappresentare la squadra. Per cancellarne il carisma, ammesso fosse utile, servirebbe un Ronaldinho vecchio stile e continuo. E nessuno seriamente sa se questo sia possibile. In sostanza il nuovo Milan ricomincia ancora una volta da se stesso.

Mario Sconcerti

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