Archive for maggio 2008

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TOP E FLOP: I PORTIERI

26 maggio 2008

Le pagelle delle Serie A: iniziamo dai portieri

Si dice che i portieri, per giocare nelle grandi squadre, debbano essere capaci di “portare punti” alla squadra. Non sono tanti, quelli che riescono a portare tanti punti, come fossero attaccanti che segnano i gol. Buffon è senza dubbio uno di questi, ma quest’anno sono più che altro due i portieri che hanno fatto fare il salto di qualità alla propria squadra.
Il primo, è senza dubbio Julio Cesar: a lui diamo 9. Ha commesso un solo errore in tutto il campionato, a Napoli, regalando il gol a Zalayeta. Ha parato due rigori (quello contro l’Empoli decisivo). Ha tenuto letteralmente in piedi l’Inter nel suo periodo peggiore. La foro della stagione di Julio Cesar è la partita nel giorno del Centenario. Inter-Reggina 2-0, ma Julio Cesar ha dovuto compiere tante parate decisive, mascherando spesso le magagne dell’Inter.
L’altro portiere che ha giocato sopra le righe è stato Frey: voto 8,5. Parate belle, decisive e importanti: senza di lui, la Fiorentina non sarebbe arrivata in Champions League. Verso la fine del campionato, ha preso qualche gol in maniera un po’ arrendevole: c’era chi diceva che fosse promesso al Milan, e il francese potesse giocare contro. Ma Silver Fox ha fugato i dubbi.
Un altro portiere decisivo è stato Storari: voto 8, fondamentale il suo apporto al Cagliari: arrivato a gennaio, ha garantito le parate salvezza.
Personalmente, il portiere che mi è piaciuto molto è stato Handanovic: voto 8. Ha dimostrato grandi potenzialità, ottime parate e pochi errori.
I Flop sono sicuramente i due portieri della Lazio: Muslera e Ballotta (voto 4 e 4,5). Sono stati davvero disastrosi. Dida si prende un 2 spaccato: ex portiere ormai. Kalac 5: qualche grande partita, tanti gol sulla coscienza. Un’altra delusione l’ha regalata Amelia: troppi gol, non tutti per colpa sua, ma certo avrebbe potuto regalare qualche miracolo in più in un Livorno davvero disastroso. Per lui voto 5,5.
Gli altri: Buffon 8 (importantissimo per dare sicurezza), Doni 6,5 (buone partite, ma non un valore aggiunto determinante), Campagnolo 6, Manninger 7, Castellazzi 6, Polito 5, Coppola 6,5, Rubinho 6,5, Sereni 8 (meritava gli Europei), Bucci 5,5, Iezzo 6, Fontana 7,5, Balli 5.
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E SE ARRIVA SOROS?

25 maggio 2008

L’acquisto della società giallorossa è quasi definito: ecco cosa cambia

Al di là delle riflessioni che si possono fare sulla finale vinta dai giallorossi c’è un’altra questione che secondo me renderà più interessante quello che ormai è un duello al vertice tra i giallorossi e i nerazzurri. I Sensi, sempre più in difficoltà con la loro Italpetroli, ormai stanno gettando la spugna e pare che nei prossimi giorni George Soros acquisirà la maggioranza della società A.S. Roma. Lo conferma anche il Corriere dello Sport di oggi. Attenzione: questo semplice passaggio di consegne societario significa molto per la Roma e per il nostro calcio. Anzitutto è la prima volta che un magnate straniero, e Soros è uno che di soldi da investire ne ha davvero parecchi, entra in una società nostrana; e poi l’entrata dell’ungaro-americano potrebbe consegnarci una nuova vera e propria corazzata, in grado di spendere quanto l’Inter- probabilmente anche di più- sul mercato. Un po’ come è successo al Manchester con la tanto odiata famiglia Blazer. Insomma Soros porterà denaro sonante. Immaginate una Roma con Robinnho, giusto per fare un nome a caso, al posto dell’abulico Mancini o con un Sergio Ramos al posto di Cassetti e magari una prima punta alla Drogba. Certo non bisogna mai esagerare negli investimenti e nella collezione dei calciatori-figurine, ma Spalletti è un uomo saggio che crede nel collettivo e non troppo nei singoli, chiedere a Cassano. Con una gestione oculata e un innesto di prim‘ordine per reparto, la squadra giallorossa farà davvero paura, non solo in Italia. Già quest’anno la squadra non ha fatto certo male, anzi è forse andata al di là delle sue possibilità arrivando ad un soffio dallo scudetto e vincendo la Coppa Italia. E in Champions ha eliminato il Real prima di soccombere con uno squadrone come il Manchester. Quindi il mio è un semplice avvertimento alle due tifoserie. Ai romani dico: non fate troppo gli schizzinosi sul magnate americano, potrebbe regalarvi dei giocatori che Sensi si sogna. Agli interisti, ed in particolare al mio amico Lucio, dico: attenti, rischiate di trovarvi di fronte una super-Roma. Io starò comodo in poltrona a godermi lo spettacolo.

P.S. Se masticate l’inglese e volete sapere meglio di chi stiamo parlando http://en.wikipedia.org/wiki/George_Soros

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BRAVA ROMA

24 maggio 2008

I giallorossi battono 2-1 i CAMPIONI D’ITALIA

Vince la Roma, come prevedibile. Ha giocato in casa, con tanti tifosi e con tanta voglia di vincere, dopo essere arrivata a tanto così dallo Scudetto, nerazzurro. Una partita vera, a cui l’Inter ha fatto un po’ da spettatrice nel primo tempo, come spesso le capita. Perrotta è stato il migliore, come spesso gli succede contro l’Inter, che non riesce ad arginare i suoi inserimenti. Bellissimo il gol si Mexes, favoloso quello di Pelè. L’unica nota davvero stonata, l’ostruzionismo dei giallorossi: dal 70′ in poi si è giocato pochissimo. Doni impiegava 40″ per ogni rinvio, Mexes Pizarro e Vucinic erano sempre per terra (senza contare che manca un rosso per Vucinic, ma tant’è). Questo atteggiamento, non nuovo, è tipico della squadra giallorossa, in particolare del suo portiere, che con quella faccia da “pirla” (non è un offesa, pirla nel senso milanese del termine), continua a perdere secondi su secondi su secondi. Ma tanto, per la cara RAI, finché vince la Roma, è tutto bellissimo.
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Per una serata di sport

24 maggio 2008
Javier Zanetti e Francesco Totti, capitani di Inter e Roma, uniti verso la finale Tim Cup 2007-2008.

L’appello congiunto dei due capitani per la partita di stasera.

“Stasera, allo stadio Olimpico, si affronteranno due grandi squadre: due formazioni che, con la passione e l’impegno dei loro giocatori, hanno onorato tutti i tifosi ed il campionato di calcio, dando vita ad una stagione emozionante e combattuta fino all’ultimo minuto. Per la passione che tutti noi – tifosi e giocatori – abbiamo dimostrato durante questo avvincente campionato, siamo sicuri che stasera sapremo dar vita, insieme, ad un grande spettacolo: una serata di gioia e di rispetto. Una grande serata di sport”.
Javier Zanetti e Francesco Totti
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E ABRAMOVICH SORRISE. LIBERO COME LA PIOGGIA

23 maggio 2008

60 secondi di Luigi Garlando, sulla Gazzetta di oggi, venerdì 23 maggio 2008

A Fedro e a Esopo sarebbe piaciuta la finale di Mosca e ne avrebbero tratto un apologo. Questo.
Viveva un tempo un uomo molto ricco di nome Roman che poteva comprarsi tutto. Si fece costruire una nave enorme con un sottomarino dentro a acquistava all’asta i quadri più belli della terra, perché era sensibile alla bellezza. Al suo fianco si succedevano donne sempre più affascinanti. Quelle abbandonate soffrivano, ma si consolavano in fretta con l’immensa fortuna che il generoso Roman aveva lasciato loro.
Un giorno il ricco Roman si innamorò del calcio. Comprò una squadra di nome Chelsea e la rese sempre più forte, tanto che in breve tempo raggiunse la finale più prestigiosa. La partita risultò combattutissima e il Chelsea sembrava destinato a vincerla. Un solo calcio di rigore separava la squadra di Roman dal trionfo. Sul dischetto andò il Capitano, guerriero impavido. Ancora per una volta Roman stava per ottenere quello che voleva. Ma il Capitano scivolò sull’erba bagnata dalla pioggia e il Chelsea perse la Coppa. Invece di disperarsi in tribuna, Roman si ritrovava a chiedersi: “Quanto costa quella pozzanghera?”, “Dove si compra quel pizzico di buona sorte che in un attimo trasforma il vincitore in uno sconfitto?”.
Mentre il Capitano piangeva come un bambino, il ricco Roman osservava la festa degli avversari con un sorriso divertito. Sorrideva perché la libertà della pioggia era la sua libertà; perché se davvero avesse potuto comprarsi tutti i sogni, la vita sarebbe stata di una noia mortale. E invece la vita si ostinava a tenere articoli fuori commercio e perciò si spalancava davanti a lui, imprevedibile e affascinante, come un gioco d’azzardo.

Luigi Garlando
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LA SFORTUNA CI VEDE BENISSIMO

22 maggio 2008

Finale di Champions: vince il Manchester ai calci di rigore

Hanno vinto i favoriti, i più forti, i più “antipatici”, soprattutto i più Fortunati. Ma permettetemi, non hanno vinto meritando. Il primo tempo è stato solo Manchester, ma è finito 1-1 (Ronaldo e Lampard). Nella ripresa meglio il Chelsea. Tra secondo tempo e supplementari i Blues hanno colto due pali: Drogba e Lampard. Le due squadre, come sempre in finale, avevano paura. E la partita non è stata bella. Giusto che si andasse ai rigori. Giusto anche che a sbagliarlo fosse l’unico che i rigori li tira in maniera scorretta, non da regolamento, da autentico sbruffone. Non è giusto scivolare sul quinto rigore, non è giusto che a farlo sia il dignitosissimo capitano del Chelsea, JT, John Terry. Il piede d’appoggio che affonda nel terreno, il corpo inarcato all’indietro, la palla sul palo. Sono iniziati i rigori ad oltranza, ma ormai l’inerzia era tutta del Manchester. Quando poi si è presentato sul dischetto Anelka, non c’erano dubbi che avrebbe sbagliato. D’altronde, chi lo preferisce a Shevchenko, forse non merita di vincere la Coppa.
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LE MAGIE PIù IMPORTANTI

21 maggio 2008

L’ultimo Player of the week della stagione è Ibra

Lo ammetto: dopo il ritorno con il Liverpool mi erano sorti dei dubbi forti. Ho cominciato a riconsiderare Ibrahimovic e a pensare che, forse, non era quello che dal nulla di faceva vincere una partita importante, magari mentre stai giocando male. Era una prerogativa solo del Ronaldo dei tempi migliori, e per me, nessuno ha mai raggiunto, ne raggiungerà, il livello del Fenomeno. A cui davi il pallone e dicevi: adesso ci pensa lui.
Con Ibra è spesso stato così, ma nelle partite di campionato, difficili, ma senza quella pressione e quell’obbligo di vincere. Ibrahimovic ha strabiliato con le sue qualità, ma non era mai stato determinante, all’Inter, per la conquista di una partita DECISIVA. Aveva fatto vincere derby, partite in rimonta, partite facili. Non aveva mai firmato un passaggio del turno di coppa, non aveva firmato partite scudetto. Insomma, si pensava ad un mezzo campione.
Ora, domenica ha segnato due gol al Parma, non al Real Madrid. Ma davvero, e non è retorica, sono stati i due gol più pesanti che io abbia mai visto realizzare con la maglia nerazzurra, assieme al gol di Zanetti contro la Roma. Non tanto perché i gol sono serviti allo scudetto, questo è chiaro. I due gol di Ibra hanno scacciato fantasmi, hanno fatto passare l’Inter dalla paura inconscia sempre presente alla convinzione e alla forza mentale. Ibra è entrato per segnare e far vincere l’Inter e ci è riuscito. Tanti, ci avevano provato, senza riuscirci. Nel momento peggiore, quando tutto sembrava perso, dopo mesi lontano dal campo per infortunio, ha voluto esserci, ma non per dare il suo contributo: è voluto esserci perché sapeva che era lui l’uomo della storia. Scritta con quel 47 di piede che ha regalato la gioia più grande ai suoi tifosi. Grazie Zlatan. Te ne saremo riconoscenti per sempre.