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LA VECCHIA INTER

28 maggio 2008

Il pensiero di Mario Sconcerti sull’imminente esonero di Mancini

Torna di colpo la vecchia Inter, quella maldestra e poetica di Moratti, capricciosa e confusa, totalmente fuori dalla realtà. Il presidente paga 10 milioni pur di disfarsi di un uomo che stima e che ha vinto quasi come nessuno all’Inter, l’ultima volta appena 10 giorni fa. Lo spreco di soldi e sentimenti raccontano forse in modo definitivo l’impossibilità di Moratti di avere con le cose del calcio un rapporto corretto.

Mancini paga lo sfogo di una notte in cui mandò tutti a quel paese. Lo fece con educazione e stress, ma lo fece e segnò il suo destino. Moratti lo tolse di colpo dai supereroi. Moratti ha una visione seriamente wagneriana dei propri dipendenti. Devono avere quello che lui non ha, la possibilità inappellabile di trasformare la poesia in realtà. Non basta vincere, bisogna essere epici. Mancini era appena inciampato sull’orlo di una crisi di nervi. Quella è stata la fine, quella notte stessa Moratti decise che avrebbe chiamato Mourinho. Un altro eroe con cui perdere due anni di decodificazione e continuare a illudersi che esista il Walhalla. Non è vero che Mancini avesse un pessimo rapporto con lo spogliatoio. Aveva un brutto rapporto con due-tre giocatori che non faceva giocare (Crespo, Figo, spesso Chivu). Ma se avesse fatto giocare loro avrebbe avuto un brutto rapporto con gli altri tre che rimanevano fuori. Non è questo il punto. Mancini paga la normalità della sua ultima vittoria, ottenuta per resistenza e non per distruzione dell’avversario. Paga l’essersi messo in gara, petto in fuori, contro gli amici del presidente.

Paga aver avuto debolezze lungo una stagione in cui è stato pressato dai media come fosse uno sconfitto abituale e non l’uomo che alla fine ha vinto di più e meglio. Quello che stona, che resta incomprensibile, è l’abbondanza con cui l’Inter si smentisce fin quasi al danno. Cacciando Mancini adesso Moratti condanna la squadra a un problema economico grave e la rimette al centro della discussione. Dà cioè ragione ai romanisti che si considerano i vincitori molto più che morali della stagione e dà ragione perfino agli juventini per i quali Mancini rappresentava la bandiera della controrivoluzione. Questo è quello che non ha capito Moratti. Ha fatto la cosa più ambita e prevedibile, la solita cosa da vecchia Inter. Mentre ormai l’Inter era diventata forza reale di governo, era il presente, non un rimpianto.

Mario Sconcerti
www.corriere.it

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