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STEPHAN DALMAT, L’ORSO BRUNO

13 dicembre 2007

Un giocatore fenomenale che si è perso nei suoi dribbling

Stephan Dalmat, oltre che ad essere un ex nerazzurro, rappresenta per me un cruccio, una speranza fallita, un eterna promessa. E mi dispiace doverne parlare in “C’era una volta”, perché Dalmat avrebbe meritato di finire tra i campioni.
Classe 1979, ha già girato 10 squadre di club diverse. Arriva all’Inter nel gennaio 2001, alla corte di Tardelli (aihmè), in cambio del 50% del cartellino di Vampeta. Stephan, dimostra subito di essere un talento. Ha soli 21 anni, ma il suo passo è rapido e potente, il suo destro è formidabile, nel dribbling è fantastico. Tutti i tifosi capiscono subito che è arrivato un futuro campione. L’anno successivo ecco Cuper, che con il suo 4-4-2 classico con Guly (dico Guly, Guglielminpietro) e Conceiçao (proprio lui, “lo sao o non lo sao, che meraviglia questo Sergio Concessao”) lo marginalizza un po’. È un centrale? un esterno? Cuper lo impiega più come esterno, e Dalmat non demerita, ma non è folgorante come ai primi tempi. Verso fine stagione, con l’Inter in riserva e braccata dalla Juve, Dalmat si inventa un gol pazzesco a Verona contro il Chievo (l’1-1 provvisorio). Poteva essere lui l’uomo delle ultime giornate, ma Cuper, il 5 maggio, lo butta nella mischia troppo tardi a giochi ormai fatti. Dalmat inizia a palesare i suoi limiti: troppo confusionario, troppo innamorato del pallone e del dribbling.
L’anno successivo solo 15 presenze e nessun gol: da lì inizia il suo peregrinare per l’Europa minore. Prestito al Tottenham, prestito al Tolosa. Cessione definitiva al Racing Santander, l’anno scorso Bordeaux, quest’anno Sochaux. Ogni anno una squadra diversa, solo Stephan non è mai cambiato: dà sempre l’impressione di essere fortissimo, di poter fare quello che vuole col pallone (guardare il video per credere, l’anno scorso in Champions a Bordeaux), ma dimostra una grande indisciplinatezza tattica e un’indolenza costante, figlia della sua grande capacità di giocare la palla.
Così Dalmat si è sempre fatto rimpiangere: un giocatore con quei colpi, quel fisico potente e un piede così sarebbe potuto diventare uno dei Top Ten d’Europa. Dieci invece, sono le squadre che ha cambiato, lasciando più che un segno solo la polvere di stelle che, quando si illumina, è in grado di regalare.

PS- in questi giorni l’Inter si dica sia vicina a Daniel Carvalho, brasiliano del CSKA Mosca. Ha più o meno le stesse caratteristiche di Stephan. Io riprenderei Dalmat, in fondo è del 1979, secondo me è ancora un grande, e poi trequartista nel rombo del Mancio ce lo vedo da Dio!

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