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Un sabato al Picco

9 dicembre 2007

Continuano i nostri viaggi negli stadi italiani e stranieri. Stavolta la provincia la fa da padrona


Lo stadio Alberto Picco di La Spezia è un tipico stadio di provincia: il grigiore della domenica lo avvolge docilmente, almeno fino all’inizio della partita. Poi piano piano si accende, fino a diventare un rumoroso catino, dove le emozioni, le imprecazioni, le tipiche e colorite imprecazioni da stadio – malcostume tipicamente spezzino – viaggiano libere nell’aria. La distanza tra le tribune e il campo è praticamente inesistente, da stadio inglese. Al Picco non ci sono mai incidenti, eppure ogni squadra che viene qui a giocare vi dirà che teme la pressione del pubblico. Un pubblico caloroso, polemico, eppure mai sopra le righe. Un pubblico che ama la sua squadra, soprattutto quando va male, cioè quasi sempre.
Premessa: lo Spezia è una squadra per gente disposta a soffrire. Il tifoso spezzino soffre per natura, è quasi un voto religioso il suo. La serie B è un miraggio che qua nessuno vuole farsi sfuggire, ma è altrettanto una realtà che sembra sfuggire dalle mani, vischiosa e traditrice. Questo il tifoso spezzino lo sa, lo accetta.

Ieri ho assistito alla solita partita da Spezia. Al Picco era di scena il Chievo, ex-favola della Serie A ora tornata nei bassifondi della serie cadetta. Lo Spezia ci ha provato: ha combattuto, capitan Guidetti ha sfiorato il gol in un paio di occasioni e si è dannato l’anima per sostenere da solo il peso dell’attacco. Una squadra quadrata, ben messa in campo. Finito il primo tempo sullo 0-0 il pubblico era rilassato, contento di vedere la propria squadra mettere in difficoltà una corazzata come il Chievo.
Anche il secondo tempo sembrava essere come il primo. E invece no. Al secondo-dico secondo e ultimo – tiro della partita Ciaramitaro ha inzuccato una palla vagante all’incrocio. Da qui è partito quello che da noi si definisce folkloristicamente “Mugugno”, ossia il lamento, specialità del tifoso nostrano. Mugugno che purtroppo non è stato spento dalla squadra, che dopo lo svantaggio si è sciolta come neve al sole, incapace di reagire. Guardandosi a vicenda negli occhi, increduli per l’ennesimo gol preso a tradimento, siamo tutti tornati a casa pensando che in questo piccolo catino, dove la domenica sembra fermarsi il tempo, purtoppo non ci si annoia mai. Ieri avremmo preferito annoiarci con un bello 0-0..

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