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EL MAGO, JIMENÉZ

4 dicembre 2007

Forse non è stato il migliore in assoluto della settimana, ma Luis Antonio Jimenéz merita di essere in vetrina questa settimana, sebbene il “Player of the week” sia senza dubbio Kakà, il nuovo pallone d’oro.
Jimenez sembrava un oggetto misterioso della rosa nerazzurra di Roberto Mancini, avendo giocato due spezzoni di partita (in trasferta con il Fenerbache e a Livorno, in due occasioni poco fortunate) dall’inizio dell’anno. Poi l’oblio: spesso in tribuna, nel momento in cui Figo si è infortunato il cileno si è fermato per un fastidio muscolare. Sembrava l’ennesima fregatura per il capitano del Cile, già al centro di situazioni controverse da parecchio tempo. Dopo aver fatto il fenomeno a Terni in serie B infatti, la Fiorentina di Pantaleo Corvino si decise a prenderlo in prestito a gennaio. Lì “il Mago”, come venne ribattezzato sin dai tempi della Ternana, regalò prestazioni deliziose, tra cui un gol contro l’Inter. Ma Calciopoli, con la non certezza di rimanere in Serie A con la Fiorentina, lo convinse a cercarsi un’altra sistemazione. Ma il fallimento della Ternana, che ne deteneva e ne detiene tutt’oggi il cartellino, e la complicata gestione del suo contratto lo costrinsero senza squadra fino a gennaio, quando la Lazio di Lotito decise di prenderlo, sempre in prestito. La decisione di Roberto Mancini di ingaggiarlo durante l’estate per sostituire il partente Mariano Gonzales sembrava più che altro un vezzo per avere la rosa ancora più completa.
Ora invece, con gli infortuni di Figo e Stankovic, Jimenez è l’unico trequartista puro dei nerazzurri, e solo con il suo impiego Mancini può disporre il rombo a centrocampo. Lo spezzone di partita con il Fenerbache, condito dal gol del 3-0, lo ha aiutato a prendere fiducia e a iniziare a credere nella possibilità di diventare importante. La partita di Firenze, in cui ha segnato l’uno a zero e ha regalato diverse giocate è stata l’esempio di come possa essere prezioso averlo dietro le due punte. E se poi gli attaccanti con cui dialogare sono Cruz e Ibra, beh, allora diventa tutto più facile. Ma di sicuro, Jimenez sembra trovarsi particolarmente a suo agio con quei 2 là davanti. Ha meno compiti di copertura, può giocare di prima e può buttarsi negli spazi che Ibra riesce ad aprirsi sistematicamente.
Non c’è che dire, ancora una volta Mancini ci ha visto lungo: una freccia in più al suo arco è pronta per far male.

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