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LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE 68′

27 novembre 2007

“La leva calcistica della classe 68′ ” è ormai un classico della canzone italiana. Contenuta nell’album “Titanic”, uscito nell’ormai lontano 1982, è una ballata pianistica di grande intensità, che racconta con innocenza il calcio di provincia, quello dei polverosi campi di terra, dei calciatori “con le spalle strette”.

Vero e proprio inno per molti appassionati di calcio, è stata abusata come colonna sonora di molti servizi sportivi. Le parole scritte da De Gregori rendono alla perfezione l’atmosfera sognante, quasi infantile, del calcio visto con gli occhi di un ragazzino come tanti. Non sono mancate perfino le sue interpretazioni politiche, secondo le quali questa semplice narrazione dello sport semplice, lontano dai riflettori, rievocherebbe gli echi di quel ’68 “troppo breve da dimenticare”, e diventando la metafora del fallimento della contestazione sessantottina, dell’empasse di una generazione che ha dimenticato troppo presto quella stessa rivoluzione che aveva così fortemente immaginato.
Resta comunque, aldilà di tutte le possibili interpretazioni, la storia di Nino, questo ragazzo che ha paura a tirare il calcio di rigore ma che “si farà”. Rimane impressa nella memoria, pur a distanza di anni, la forza di questa piccola parabola sul calcio di provincia, uno sport fatto anche di piccola epica quotidiana- la stessa ricercata da Umberto Saba nelle “Cinque poesie sul gioco del calcio”- e di “calciatori tristi che non hanno vinto mai”.

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
sole che batte sul campo di pallone
e terra e polvere che tira vento
e poi magari piove
Nino cammina che sembra un uomo
con le scarpette di gomma dura
dodici anni e il cuore
pieno di paura
Ma Nino non aver paura
di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall’altruismo e dalla fantasia
E chissà quanti ne hai visti e quanti
ne vedrai di giocatori tristi
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche
tipo di muro e adesso ridono dentro al bar
e sono innamorati da dieci anni con una donna
che non hanno amato mai
chissa‘ quanti ne hai veduti
chissa‘ quanti ne vedrai
Nino capi’ fin dal primo momento
l’allenatore sembrava contento e allora
mise il cuore dentro le scarpe
e corse più veloce del vento
prese un pallone che sembrava stregato
accanto al piede rimaneva incollato
entrò nell’area tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare
ma Nino non aver paura di tirare un
calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall’altruismo e dalla fantasia
Na na na na na na na na na
na na na na na na na na na na na na na na na
na na na na na na na na na
na na na na na na na na na na
Il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette
quest’altr‘anno giocherà
con la maglia numero sette
con la maglia numero sette

2 commenti

  1. Meravigliosa!!!!!saluti dai miki


  2. già!torna a trovarci



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