
Camminavo per Roma, un anno fa. Erano le 3 di notte, e giravo con Dario per la città. Avevamo visto Barcellona-Manchester United all’Olimpico. Finale di Champions, 2-0 per i catalani. Festa, delirio, fontana di Trevi invasa. Poi ci siamo incamminati verso la stazione. Gente stanca, che dormiva per terra, dopo la grande fatica della finale. Eppure si sentiva sempre qualche coro. Uno, soprattutto. “INIESTAAAA, INIESTAAA”. Era come una litania. Avevano segnato Eto’o e Messi, ma nel cuore i tifosi balugrana portavano sempre lui, “El dulce”. Il suo gol nel recupero contro il Chelsea aveva portato il Barcellona in finale. Ma era stato un gol talmente leggendario che aveva quasi cancellato le polemiche per l’arbitraggio. Si era tolto la maglietta anche allora, Andrés. ieri aveva una dedica per Dani Jarque, il capitano dell’Espanyol morto la scorsa estate mentre era in ritiro in Italia. Gli ha fatto un regalo mondiale. E l’ha fatto con la sua leggerezza, comq euando sta in campo. Sempre in quella famosa finale di Champions, ero rimasto impressionato da Iniesta. Mi avevano stupito lui e Puyol. Il capitano aveva giocato da terzino, senza mollare un centimetro, spingendosi in avanti, chiudendo alla disperata. Un cuore enorme. Iniesta mi aveva semplicemente lasciato a bocca aperta: gestiva il pallone sempre con una qualità infinita senza subire il fisico degli avversari. Lui, 170 cm, non si scompone mai. A volte sembra non voglia nemmeno tirare, ma trovi più gustoa dettare l’assist finale o a entrare in porta con la palla.
Ma Andrés, quando c’è da decidere, non scompare. Qualcuno gli imputa una fragilità muscolare figlia un po’ del suo essere un po’ poco duro. Però è proprio per questo che Andrés è nel cuore della gente proprio per il suo essere etereo, come la sua faccia smorta. Iniesta adesso lo vogliono tutti come pallone d’oro. In realtà sono due anni che è il miglior centrocampista di qualità del mondo, allo stesso livello del maestro Xavi. in più, Iniesta, ha i gol pesanti. A Fuentealbilla, provincia di Albacete, gli hanno già dedicato una strada, dopo l’Europeo del 2008. Una statua, adesso, ci starebbe bene. Lui, arrivato a 12 anni al Barcellona, non ha mai smesso di essere “El dulce”. Ma in due anni ha imparato ad essere il padrone del mondo. La ricetta? Tanta qualità. Quanti, alla domanda “Chi è il più forte del mondo?”, risponderebbero Iniesta? Beh, è ora di cambiare le gerarchie. Il re del mondo è smorto come un fantasma e ha l’oro nei piedi.





I malati di PES lo sanno senza bisogno di spiegazioni. Per gli altri, la faccio breve. La master a PES significa prendere una squadra con giocatori inventati, vincere le partite, guadagnare dei soldi e farsi una squadra. Poi, siccome i giovani migliorano con il tempo, bisogna prendere le future promesse per avere un top team. Ora, adesso come adesso, dei 732 che erano/sono ai mondiali, tra giovani e meno giovani questo sarebbe il mio 11.
Perché tutti puntavano sull’Inghilterra? Per Capello e per Rooney, ovviamente. Ora: l’attaccante ha avuto un finale di stagione complicatissimo, ricco di infortuni e recuperi miracolosi. Si è presentato ai Mondiali in condizioni disastrose. Quattro partite per prendere un palo, ma non è stata solo colpa sua. L’altro punto forte sul quale tutti puntavano era l’allenatore. Don Fabio vince sempre, don Fabio di qua, don Fabio di là. Grande girone di qualificazione: 9 vittorie e una sconfitta incrociando Ucraina, Croazia, Bielorussia, Kazakistan, Andorra. Sembrava che solo perché l’Inghilterra aveva sulla panca don Fabio avrebbe dovuto vincere i Mondiali.
Il 10 luglio 2006, sulla mia agendina avevo scritto un grazie speciale a tutti i 23 azzurri che mi avevano regalato una gioia davvero grande. Poi avevo scritto: “Grazie anche a te, Marcello, nonostante tutto”. Doveroso. Anche se il mio sentimento nei confronti di Marcello Lippi è sempre stato molto vicino al disprezzo, era necessario il mio grazie a chi aveva guidato la truppa. L’aveva fatto con fortuna, senza dubbio, con bravura e con grande determinazione.
Marcello Lippi non mi sta simpatico. Non è una novità, ma non riesco proprio a sopportarlo. Non sopporto le sue scelte, non sopporto il suo carattere. Devo ammettere che una delle soddisfazioni più grandi nei suoi confronti l’ho avuta quando San Siro lo accorse con chili di carta igienica e la scritta: “Volevi carta bianca? Eccola”. Volevo una nazionale con Balotelli e Cassano, volevo una nazionale che facesse sognare. Volevo che a questo mondiale ci fosse già la nazionale di Prandelli, che sarebbe stata molto più amata di questa. L’altra sera guardavo un’intervista di Lippi su Raidue e una delle due intervistatrici ha chiesto a Lippi di Roberto Baggio. Risposta: “Passiamo alla domanda successiva”. E dall’altra parte del microfono non c’era Carlo Paris, sfanculato ad ogni incontro a bordocampo. C’era una conduttrice di una trasmissione registrata. Marcello Lippi è così: antipatico. Però tiferò Italia. E’ un dovere, è il mio paese, è un modo per continuare ad appassionarsi. Certo, l’Inter è un’altra cosa. Il mio cruccio, il cruccio di tanti, è proprio che stasera tiferemo Italia nonostante Lippi, spereremo in un buon risultato sapendo che Lippi ne uscirebbe vincitore. Insomma, Marcello Lippi sarà pure campione del mondo, ma la nazionale è più nostra che sua. Eppure lui riesce a non farcela amare fino in fondo. Insomma, Forza Italia, nonostante Lippi. E nonostante Cannavaro.
