Un editoriale che speriamo sia di buon auspicio
Siamo alla vigilia di un match difficile e fondamentale. Io ci credo. Gli spagnoli rischiano di confermare la loro fama di eterni incompresi e temono molto la nostra esperienza. Noi siamo in crescita, anche se ci mancherà Pirlo. Abbiamo un dannato bisogno di Toni, deve sbloccarsi assolutamente. Cassano ha grandi responsabilità, speriamo tiri fuori il carattere. De Rossi dev’essere il nostro faro. Io ho sensazioni positive, vedremo come finirà. Come sempre ecco il nostro quote dello Sconcerti-pensiero, speriamo sia di buon auspicio. Forza azzurri.
Al di là di chi sarà l’ultimo giocatore che Donadoni sceglierà, su questa partita resta valida una considerazione universale: la Spagna per l’Italia è l’avversario ideale. Non sto dicendo che vinceremo, la situazione anzi è un po’ confusa, non si è ancora visto l’Italia giocar bene, si arriva alla quarta partita senza aver segnato un gol su azione e nell’eliminarsi la Francia ha avuto più meriti di noi che l’abbiamo eliminata. La Spagna è una grande squadra, probabilmente la migliore degli ultimi quarant’anni, ma resta il fatto che gioca come piace a noi, si adatta perfettamente alle nostre caratteristiche e alla nostra cultura. Noi siamo il guanto della sua mano.
Non è un caso se non ci batte da 88 anni pur essendo con noi e gli inglesi il più potente movimento calcistico del mondo. La partita è già scritta e la faranno loro. Nostri saranno i particolari. Loro giocheranno, a tratti domineranno. Noi li aspetteremo e ripartiremo. Non è difficile. Giochiamo sempre così in Italia, qualunque modulo si attui. La stessa Roma che sembra avere metodi nuovi, in realtà è modernissima per come sa ripartire. E forse è naturale che si stia andando proprio verso il blocco romanista a centrocampo (Aquilani-De Rossi-Perrotta) più un altro legittimo mediano, Ambrosini.
Loro sono però forti dove noi lo siamo meno. Panucci e Chiellini centrali non sono un reparto, fanno semplicemente la partita. Torres è un incrocio tra un attaccante potente e uno veloce, ha caratteristiche che Panucci non ha più e Chiellini non avrà mai. Il pericolo è lì, l’intera differenza di questa Spagna è nei suoi attaccanti (più Senna). Giocatori come Iniesta, Xavi, Xabi Alonso, lo stesso Silva, sono ottimi, ma di questo genere la Spagna ne ha avuti molti. Non ha mai avuto invece attaccanti. Mai un Riva, un Baggio, o Totti, Signori, Rossi, Inzaghi. Questo l’ha sempre fermata sulla porta dei risultati.
Non avendo attaccanti si è abituata a farne a meno. Gioca molto orizzontale, tiene il pallone, cerca l’azione massiccia quanto noi siamo concreti e profondi. Detto questo la Spagna è più squadra di noi, ma non è un merito, è una necessità. Dovendo portare il pallone deve cambiare poco. Noi infatti cambiamo ogni partita (per urgenza o virtù) perché siamo contrari a un destino vasto. Loro pensano che la coscienza di un traguardo arrivi da lontano. Noi siamo per un miracolo a partita, ogni volta una finale.
La nostra costruzione del successo è sempre appesa alla disperazione. È per come sappiamo navigare a vista nel loro opposto che siamo il loro problema da quasi un secolo. Loro hanno Villa che ha segnato da solo più di tutta l’Italia messa insieme. Ma proprio per questo è più probabile sia il tempo di Toni che non ha ancora fatto un gol. Loro sono uguali a se stessi, noi facciamo «debuttare» Aquilani, teniamo in panchina il cannoniere del campionato (Del Piero) e puntiamo su un loro scarto (Cassano). Sinceramente credo che loro siano i favoriti, hanno più diritti di noi su questa partita, se li sono guadagnati. Hanno nella somma anche più qualità media di noi. Ma noi conosciamo il mestiere, abbiamo dentro i tempi del calcio. E li possiamo battere.