La sconfitta in finale di Europa League, seppur pesante, non cancella la straordinaria stagione dei baschi allenati da Bielsa. Tanto più che alle porte c’è la finale, sulla carta proibitiva, di Coppa del Re con il Barcellona. Dopo di che, la domanda sarà una sola: quanti dei piccoli grandi campioni baschi nella prossima stagione giocheranno ancora nell’Athletic Bilbao? Sono almeno otto i calciatori richiesti dalle più grandi società d’Europa. E tutti hanno una clausola di rescissione molto alta, che varia dai 30 ai 40 milioni di euro. Non significa che sia necessario per forza pagarla interamente, ma è certo che i baschi non faranno sconti. Ecco la scheda degli otto gioielli più preziosi allenati da Bielsa.
FERNANDO LLORENTE (classe 1985). La finale con l’Atletico Madrid è stata un inno ai suoi limiti. A volte impacciato, lento e legnoso. Succede quando non riesce ad armonizzare i suoi oltre 195 cm. Ma Fernando, il più delle volte, ne è capace. E i tanti gol delle ultime due stagioni, soprattutto, lo hanno dimostrato. Del Bosque potrebbe lanciarlo titolare agli Europei: Villa è un punto di domanda, Torres pure. Il Mondiale l’ha già vinto, seppure quasi solo sedendo in panchina. Ma chi ha bisogno di un bomber vecchio stampo, con tutte le modernità accessorie, non può far altro che pensare a lui. Clausola di rescissione: 40 milioni di euro. Seguito da: Liverpool, Real Madrid, Tottenham.
JAVI MARTINEZ (classe 1988). Si è laureato campione del mondo a 22 anni, giocando uno spezzone contro il Cile. L’anno successivo ha poi vinto il titolo continentale con l’Under 21. Mica male! Centrocampista trasformato da Bielsa in difensore centrale, fu acquistato dal Bilbao quando aveva diciotto anni per una cifra super: sei milioni di euro. È la versione elegante di Mascherano. Clausola di rescissione: 40 milioni di euro. Seguito da: Real Madrid, Manchester United, Roma.
MARKEL SUSAETA (classe 1987). Ala destra pura. Uno che punta prende e va. Mette gli assist (15 in questa stagione), ma anche i gol (13). Non ha saltato nemmeno una partita della lunghissima stagione dell’Athletic: 61 su 61. Pupillo di Caparros, che lo fece debuttare appena 20enne contro il Barcellona: Markel segnò subito. Clausola di rescissione: 35 milioni di euro. Seguito da: Chelsea, Manchester United, Arsenal.
OSCAR DE MARCOS (classe 1989). Se cercate un jolly, un tuttofare di qualità e corsa, e che abbia degli attributi grossi così, eccolo qui. Può giocare indifferentemente a destra o a sinistra, come terzino, esterno di centrocampo, centrocampista, mezzapunta o ala. In ogni posizione garantisce sia quantità che qualità. Cresciuto con il mito dell’Alaves, sperava di battere l’Atletico Madrid per alzare quella coppa che vide perdere alla sua squadra del cuore contro il Liverpool. Anche sul piano del carattere ha dimostrato di… avere le palle. Oltre ad aver segnato al Manchester United, infatti, lo scorso dicembre è stato protagonista di un clamoroso episodio: durante la partita di Liga con il Saragozza, ha ricevuto una forte scarpata da Paredes nella zona genitale. Grande dolore, ma grande abnegazione: De Marcos gioca tutto il secondo tempo, poi va in ospedale, dove gli ricuciono lo scroto con 25 punti e gli spiegano che ha rischiato di rimetterci i testicoli. Insomma, non ditegli che non ha gli attributi per giocare. Clausola di rescissione: 32 milioni di euro. Seguito da: Manchester City.
ANDER HERRERA (classe 1989). Piano con il paragone con Iniesta. È vero, è probabilmente il calciatore che più lo ricorda e che più cerca di assomigliargli. Caratteristiche simili? La ricerca degli spazi con passaggi illuminanti, la visione di gioco, la non perfetta integrità fisica (pubalgia) e la capacità di inserirsi e segnare. Un esempio? Il gol di testa in finale degli Europer Under 21 nel 2011. Un gol decisivo, in finale, proprio come Don Andres. Clausola di rescissione: 36 milioni di euro. Seguito da: Manchester City.
IKER MUNIAIN (classe 1992). Eppure Bart Simpson nel cartone non piange mai. Iker, invece, ha pianto, tanto e proprio come un bambino, al termine della finale persa con l’Atletico. Avrà tempo e modo per rifarsi, lui che è il talento più puro e prezioso della squadra basca. Alto soltanto 169 cm, ambidestro, esterno d’attacco o mezza punta, Muniain, che ha già debuttato con la nazionale maggiore ed è stato il più giovane debuttante della storia dell’Athletic Bilbao, sembra essere l’incastro perfetto per l’attacco del Barcellona. Non per altro, lo chiamano il Messi basco. Irriverente, ok, ma siamo di fronte ad un giovane con doti super. Clausola di rescissione: 45 milioni di euro. Seguito da: Barcellona, Manchester United.
ANDER ITURRASPE (classe 1989). L’idolo della Catedral. Centrocampista di fisico (187 cm), è la bilancia dell’Athletic. Bielsa ha fondato la squadra su di lui, che garantisce equilibrio. Nella finale di Europa League solo un tempo: poi, risucchiato dalla fretta di rimontare, è stato sostituito. Ma difficilmente il Bilbao può fare a meno di lui. Clausola di rescissione: 35 milioni di euro. Seguito da: Inter.
ANDONI IRAOLA (classe 1982). Il grande vecchio, che ha solo 30 anni. Capitano che viaggia verso le 400 presenza con l’Athletic, è un terzino destro con doti tecniche sopraffine. Andate a rivedere che cosa ha combinato contro il Manchester United: la sua serpentina non si è conclusa con il gol (in tal caso sarebbe entrato nella hit parade dei gol più belli di sempre) ma è comunque già leggenda. Clausola di rescissione: 30 milioni di euro. Seguito da: Real Madrid.

Alcuni sono talmente strani da sembrare personaggi dei fumetti. Altri assomigliano più a scioglilingua. Di sicuro, qualcuno li conosce già, per altri sono perfetti sconosciuti. Tutti, però, compaiono sui taccuini degli osservatori delle squadre di Serie A e di tutta Europa. Chissà se, però, scritti correttamente. Stracqualursi, Casemiro, Marvin Martin, Lamela. Sono solo alcuni degli oggetti di mercato con i nomi più strani, quelli meno conosciuti rispetto a Ganso e Hazard. Vi aiutiamo a conoscerli in modo che se dovessero arrivare nel nostro campionato, non vi stupiate se sulla maglia della vostra squadra, sopra al numero, compaia il nome ‘Torsiglieri’ senza che sappiate che non si tratta di uno scherzo.
di LUCIANO CREMONA


MILANO – Bakari Sacko indossa un cappellino con la visiera, una felpa colorata. Ha 19 anni, è franco-maliano, e ha lo sguardo stanco e annoiato, di chi deve stare in un posto anche se sa che non succederà niente. Sono le 18.45, e tra i muri dell’Ata Quark Hotel risuona la voce da un altoparlante: «Un quarto d’ora alla chiusura del calciomercato». René Bikai, il procuratore di Bakari, ogni tanto gli dice qualcosa, in francese. La valigetta in mano, lo sguardo che va a curiosare in giro, cercando qualcuno con cui parlare. «Siamo qui per cercare un contratto. Ma per oggi la vedo dura».
Se siete a Terni e chiedete in giro di Jimenez, vedrete facce sognanti, ascolterete racconti epici. Vi parleranno di Luis Antonio Jimenez come il profeta del calcio. Quando poi Luis finì alla Fiorentina, un mio amico espertissimo di calcio sentenziò: “Jimenez è più forte di Mutu”. Se però provate a chiedere ai tifosi viola cosa pensano del cileno, vi risponderanno: “ci ha fatto vincere contro l’Inter”. I tifosi della Lazio, invece, vi risponderebbero: “Jimenez? Chi?”. All’Inter lo ricordano per un mese di dicembre (2007) da indemoniato. Gol a Firenze e un derby, quello di Natale, da top player. Poi, nebbia, tra infortuni e prove incolori.
C’è sempre un però nella carriera di Jimenez. E’ forte, però… Gioca bene, però… Andrebbe riscattato, però… Però, forse, non ha il carattere per sfondare. Forse, semplicemente, ha dei mezzi tecnici normali e quindi non farà mai il salto di qualità. I suoi mesi a Parma diranno se può ancora giocarsi una possibilità, nel nostro campionato. L’Inter lo scruterà. In fondo, un vice Sneijder farebbe comodo.
Macedone, è macedone. Attaccante, è attaccante. Il suo predecesore arrivava dalla Stella Rossa e il suo bottino era: Coppa dei Campioni, Scarpa d’oro e un secondo posto nella classifica del pallone d’oro. Il “cobra” Darko Pancev dopo poche partite a Milano diventò subito “il ramarro”. Eppure è stato nominato calciatore macedone del secolo. Quindici anni dopo un altro macedone, dal nome troppo simile per non scatenare un sorriso, torna a vestire la maglia nerazzurra. Goran Pandev, già primavera dell’Inter. Nel 2001/2002 con Oba Oba Martins formava una coppia d’attacco imprendibile per i pari categoria: in una Primavera di alto livello, che vinse lo scudetto, Pandev dimostrava di essere già giocatore vero. Al punto che venne utilizzato come parziale contropartita nell’operazione Stankovic.
Quando in Germania è arrivato Luca Toni, assieme ai gol – tanti – è arrivata la ToniMania. E la canzone, che posto qui sotto, è diventata un tormentone. D’altronde, nel 2006 Toni era uno dei centravanti più forti al mondo: al mondiale, due gol ai quarti di finale, una traversa con il Ghana e poi, in finale, una traversa e un gol annullato per un fuorigioco non suo. Niente male. Poi i gol per la salvezza della Fiorentina, poi una scorpacciata a Monaco: 39 gol, campionato e coppa di Lega. Un carro armato. Poi, la crisi certificata. L’Europeo del 2008 lo configura già come bidone ambulante. La gente gli volta le spalle: troppo legnoso, praticamente inutile. L’anno scorso 18 gol. Quest’anno, uno. La lite con Van Gaal, la vita ai margini della squadra. La Roma vuole rilanciarlo. In teoria, con l’anno nuovo, le cose vecchie si buttano dalla finestra. La Roma, invece, lo sceglie per le sue caratteristiche, che aveva nel passato, però: centravanti di peso dal gol facile. Quello che manca alla Roma, il partner mondiale per Totti. Toni lo fa anche in previsione Sudafrica. Ma, forse, il treno dei gol di “LucaToniNumeroUno” è già passato. Difficile torni.
